
regia e coreografia Roberto Zappalà
musiche The Little Match Girl Passion di David Lang,William Shakespeare e della tradizione popolare italiana
interpreti e collaborazione Samuele Arisci, Loïc Ayme, Giulia Berretta, Corinne Cilia, Anna Forzutti, Silvia Rossi, Damiano Scavo, Alessandra Verona
assistente alle coreografie Fernando Roldan Ferrer
da un’idea di Roberto Zappalà
drammaturgia Nello Calabrò
set, luci e costumi Roberto Zappalà
copricapo Veronica Cornacchini
acconciatore/parrucche Alfredo Danese
realizzazione costumi Majoca
direzione tecnica Sammy Torrisi
management Vittorio Stasi
organizzazione Lucia Inguscio, Annamaria Grasso
responsabile comunicazione Caterina Andò
comunicazione digitale Andrea Di Giovanni, Giuseppe Tiralosi
comunicazione visiva Maurizio Leonardi
ufficio stampa Veronica Pitea
amministrazione Carmen Carace, Marica Runza
direzione generale Maria Inguscio
una coproduzione Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza Centro di Rilevante Interesse Nazionale, Fondazione Luzzati / Teatro della Tosse (Genova), Fondazione Teatro Comunale di Modena; in collaborazione con TPE Fondazione Teatro Piemonte Europa (Torino), Visavì Festival / Artisti Associati (Gorizia), Festival Armonie d’Arte (Catanzaro)
con il sostegno di MiC Ministero della Cultura e Regione Siciliana Assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo
foto Serena Nicoletti
A ispirare questa creazione – dopo un inizio che mette in risalto la cura del corpo con alcuni brani di musica popolare – sono le meravigliose atmosfere dell’opera The Little Match Girl Passion di David Lang composta nel 2007 e vincitrice del premio Pulitzer nel 2008; voci che danno vita ad un lavoro di grande impatto sonoro con atmosfere sacre originariamente ispirate alla fiaba della piccola fiammiferaia di Hans Christian Andersen, e che certamente hanno un riferimento nella Passione secondo Matteo di J.S.Bach. Nella creazione non si fa alcun cenno alla fiaba di Andersen, sarà la danza astratta, pura, ad essere protagonista assoluta. L’ispirazione arriva a Zappalà indirettamente anche dal capolavoro di Bach e dalla passione come sofferenza estrema che Cristo e l’uomo, ogni uomo, ogni donna, (ogni piccola fiammiferaia) porta con sé. Un viaggio di varie tappe, transiti in movimento dove i corpi dei danzatori attraversano e si immergono nei vari stati dell’abbandono, della tenerezza, della gioia, dell’estasi. Della poesia.
In CULTUS la fisicità della danza, il suo trascendere il referenziale, fa navigare lo spettatore in un luogo “fluido” dove perdere la cognizione del tempo e contemporaneamente sentirsi partecipi di qualcosa di appassionante, in un’unica esperienza sensoriale. I corpi dei danzatori, donne e uomini, si abbandonano ad un movimento continuo e attraverso le loro relazioni portano in scena le “passioni” dei singoli e delle moltitudini.
Usando il “mezzo” che più si addice ad una elaborazione coreografica, il corpo umano, la creazione si inserisce a pieno titolo nel progetto ‘Transiti Humanitatis’ che da molti anni caratterizza il percorso artistico di Roberto Zappalà.