C.G.J. Collettivo Giulio e Jari

Elysium


28 ottobre 2025 h 20:00
Cango Cantieri Goldonetta
Cango Cantieri Goldonetta
Via Santa Maria, 25
Firenze

ideazione C.G.J. Collettivo Giulio e Jari
con Jari Boldrini, Sofia Galvan, Chiara Montalbani, Giulio Petrucci
composizione e musica Simone Grande
luci Gerardo Bagnoli
cura Serena Trinchero
costumi Dario Musco Iona
management Daniela Giuliano
produzione Centro di Produzione della Danza Cango/Firenze
residenze artistiche Anghiari Dance Hub
foto Ilaria Costanzo

Elysium nasce dall’incontro di due mondi uniti da un senso di cambiamento e mistero: la poetica visiva di Benesch e il paesaggio enigmatico di Elysium Planitia. Questa creazione di danza esplora la mutazione e la migrazione come processi di metamorfosi che coinvolgono corpo, spazio e immaginario visivo. La performance per quattro interpreti si articola in sequenze e materiali diversi, creando un fluire in cui le identità in scena si fondono in un dialogo non verbale. Ogni movimento diventa una conversazione silenziosa, senza guida definita, ma con una coabitazione di corpi che si ascoltano e rispondono, generando un’atmosfera di mistero e fascino. Le sfumature malinconiche e seducenti evocano nostalgia e attrazione per mondi inesplorati. Il processo creativo gioca con ripetizioni e variazioni, conferendo alla performance un carattere dinamico e in continua evoluzione, creando atmosfere diverse. Lo spettacolo invita a riflettere su come i processi di cambiamento e spostamento plasmino identità e percezione, instaurando un dialogo tra realtà e immaginazione, tra ciò che evolve e ciò che rimane sfuggente. Non si limita a rappresentare uno spazio fisico, ma esplora anche uno stato mentale, un “non-luogo” dove si intrecciano vari meccanismi. Le tecnologie emergenti, come il CRISPR, offrono uno spunto di riflessione su come le modifiche genetiche e biologiche possano influenzare il nostro corpo e la nostra percezione. Come l’editing genetico altera e ripara il DNA, così la performance indaga l’evoluzione del corpo attraverso l’integrazione di artificialità e organicità, trasformando ogni atto in una metamorfosi continua. La migrazione diventa un viaggio attraverso dimensioni emotive e spirituali, con movimenti e cambiamenti che coinvolgono il pubblico. La performance svela le connessioni tra trasformazione esterna e interiore, mentre la coreografia unisce elementi artificiali e organici, trasformando il corpo dei danzatori in uno strumento di bellezza e estraneità. Le azioni, che si sviluppano, creano un dialogo tra alienazione e bellezza sublime, sfumando i confini tra l’umano e l’estraneo.