
Coro cosciente di chi soltanto nella vita ha vita
di Virgilio Sieni
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana
L’esperienza condivisa con cittadine e cittadini che si ripete costantemente da due decenni, è disposta ogni volta a forme d’illuminazione dovute alla capacità di questa piccola comunità d’individui, sempre nuova, d’incontrarsi e ascoltarsi.
Qui si elegge la “luce” pasoliniana – quella della scomparsa delle lucciole così come quella sopra gli attici giallini di Trastevere e i turchini monti del Lazio- a traccia archeologica che sempre illumina il genocidio. Nel ricordo straziante di questa scomparsa poetica, contadina, il modo “tribale e sciamanico” di ricomporre il gesto del corpo, diviene un atto sostanzialmente sensibile, un modo di donarsi alla pratica di ricostruzione partendo dal nostro patrimonio motorio;
un modo di affidarsi al farsi del corpo meditante radicato nella metamorfosi e nelle antiche risonanze. Come il coro della tragedia antica, sustanziato dal comune gesto cantato e danzato e dunque politico, l’azione costruisce costellazioni coreografiche sulla tattilità dove l’uno agisce “sbriciolando” il gesto dell’altro, mutandolo nel passaggio archeologico tra i corpi.
Una sorta di “tribuna politica” dove tutti ripetono poeticamente e coralmente, come nel coro della tragedia greca, i gesti corrosi della politica vociante e invadente. Una coreografia costruita che trasfigura i gesti persi insieme a quelli corrotti, i gesti gratuiti con quelli aggressivi, i gesti eloquenti con la barbarie.
coreografia Virgilio Sieni
con la partecipazione di cittadine e cittadini
un progetto del Teatro della Pergola / Fondazione Teatro della Toscana
a cura del Centro di Produzione della Danza Cango/Firenze