
di Virgilio Sieni
da “Le Ceneri di Gramsci” di Pier Paolo Pasolini
“Hésitation prolongée entre le son et le sens”
Paul Valéry, “Sul significato della poesia”
Per il 50° anniversario della morte di Pasolini, Virgilio Sieni porta in scena Ma a che serve la luce, ispirato a Le ceneri di Gramsci. Un assolo intimo dove gesto e parola si fondono in una danza che riflette sull’essere umano e sulla società.
Sollecitato da un documentario in cui Pasolini critica l’impatto della società dei consumi e dell’urbanistica degli anni ’70, Virgilio Sieni crea una danza ispirata al poema, nel quale si avverte l’inadeguatezza per ciò che è perduto (l’innocenza, la purezza, il mito) e il tentativo di trovare un senso dentro la modernità, pur riconoscendone tutte le contraddizioni.
Da questa riflessione prende forma un movimento che si traduce in corpo e gesto.
Lo spettacolo unisce voce, poesia e danza in un dialogo profondo tra parola e movimento.
Il gesto non accompagna la parola, ma la interpreta, si distacca, si trasforma. È un atto poetico e politico, che cerca connessione con gli altri e con il tempo che viviamo. Un modo per ricordare che il corpo, come la storia, conserva tracce di ciò che siamo stati e di ciò che potremmo diventare.
coreografia, spazio e luci Virgilio Sieni
produzione Centro di Produzione della Danza Cango/Firenze, Fondazione Teatro della Toscana